IN CINQUE LEZIONI: Maria Luisa parte con la vestizione del “pannolino” iniziando dalle due cinghiette del collo che, dopo aver fatto passare quella di destra nell’apposita fibbia, scende fino al gancio e ritorna verso il collo per essere bloccata. Il blocco avviene entrando da sotto il rullo, uscendo sopra per poi ritornare sotto. Tirare e bloccare uscendo dalla feritoia di metallo sottostante ed andare verso la testa (Vedi schizzo).
Successivamente si fissa la parte sinistra che viene bloccata a destra nel modo sopra descritto ed infine la parte destra che viene bloccata al centro.
Tutto deve essere ben teso senza fettucce svolazzanti.
Attenzione a quando ci si veste da soli ad evitare che all’inizio il gancio picchi contro la tibia.
Il bloccaggio del timone, come ogni eventuale altra attività, deve essere effettuata fuori dal corridoio dopo aver sbloccato la randa.
Breve dizionario:
Orzare: andare verso il vento;
Poggiare: allontanarsi dal vento;
Bolina: andatura a 45º dal vento (effettivo ovvero quello reale). Quello apparente è molto inferiore e, tanto maggiore è la velocita`dell’imbarcazione tanto più si “stringe” la direzione del vento apparente.
Traverso: andatura veloce a 90º rispetto al vento;
Lasco: andatura a circa 135º rispetto al vento.
LEZIONE N. 1 LA VIRATA:
Durante la virata non abbandonare mai il timone e guardare sempre davanti.
Incominciare a bolinare orzando delicatamente, cazzando alternativamente randa e carrello, quando il carrello è completamente chiuso e si è di bolina (randa cazzata), raccogliere le ginocchia e:
LEZIONE N. 2 LA STRAMBATA
Con venti moderati chiudere il carrello e, passando da andature al lasco ad andature di quasi poppa, chiudere quasi completamente la randa. Strambare tenendo in mano la carrucola della randa fino a quando cambia mura (ovviamente tirando la barra del timone).
LEZIONE N. 3 AL TRAPEZIO
Agganciarsi all’apposito sostegno e, guardando avanti, far scivolare il sedere fuori dal bordo dello scafo ed abbandonare il sostegno della mano dall’apposita maniglia. Posizionare i piedi ben aperti sul bordo e tenere la gamba verso prua più tesa e con il piede orientato leggermente a prua per poter caricare maggiormente la gamba a poppa. In caso di onde, stare in posizione il più arretrata possibile per sollevare la prua dello scafo sopravento e quindi facilitare il superamento delle onde (in questo modo si evita che lo scafo entri nell’onda con conseguente secchiellata d’acqua per chi è al trapezio).
Ovviamente, al traverso, tanto più chiuso è il carrello tanto più la barca s’inclina. Normalmente si lascia a metà corsa per ridurre l’inclinazione aprendolo, od aumentandola, chiudendolo. La randa invece resta abbastanza chiusa senza essere cazzata tipo andatura in bolina. In ogni caso se ci s’inclina troppo ORZARE. Attenzione alle onde che potrebbero far poggiare con conseguente aumento dell’inclinazione.
Analogamente se si apre un po` la randa, diminuisce sia l’inclinazione sia la velocità della barca.
Analogamente anche il punto di chiusura del fiocco influenza l’inclinazione della barca, ad esempio al traverso più è aperto e tanto più la barca resta aderente all’acqua.
LEZIONE N. 4 ANDATURE CON MOLTO VENTO E MARE.
Se si va al traverso e, volendo andare al massimo della velocità un traverso-quasi lasco, aprire il punto di chiusura del fiocco e tenere il carrello della randa a circa ¾ della sua escursione con randa e fiocco quasi cazzati.
GUARDARE SEMPRE DAVENTI ed effettuare tutte le manovre senza guardare all’interno della barca.
Se il mare viene di traverso puntare leggermente verso la cresta dell’onda orzando e poi nell’incavo dell’onda poggiare per recuperare l’andatura al traverso.
Analogamente con andature al lasco entrare nell’onda prendendola più verso la poppa e poi riprendere il lasco-traverso.In questo modo si aumenta notevolmente la velocità.
LEZIONE N. 5...
La sfiga del velista: mare ben formato e vento assente, neppure una misera bava, ma una gran promessa di vederci il prossimo anno al trapezio con stecca e scotta in mano